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CATERINA ERA LA MENTE
Caterina era la mente,
e l’anima rispondeva
con amplessi tra le gorgoglianti gore
che la bianca Dea dell’amore
sublimava a Mileto
nella candida costa della Caria.
Inutilmente il canto
si levava tra le gole scoscese
e negli anfratti.
Lugubri le prèfiche
pianti e singhiozzi al Nume
con mestizia e rimpianto
al cielo infinito intonavano.
Neri corvi roteavano
tra le bianche nubi:
indizi inquieti
tratteggiavano nei catini
gli oli purificati
che il veggente divino
aspergeva e disseminava per l’Ade
e i destini degli uomini ignari prediva
ed il loro futuro segnava.
Caterina era la mente,
e l’orme stanche disegnava
sulla sabbia lucente
e proiettava sul fiume
infìdo d’Acheronte
i sogni e la speranza del mondo;
perché nei sogni del cuore
trova ristoro e pace
quell’amor che agli umani
è proibito palesar
se difforme dal costume antico
ed alle convenzioni degli avi.
Caterina era la mente,
e il giogo ruppe.
La gioia del cuore
abrogò le usanze,
giacché l’amor che cova
nell’esausto spirito d’un vegliardo
fresche acque asperge
e gioiosi effluvi effonde,
perché al calore dei sensi
solo puri interessi ostenta
e lo spirito libero offre
al piacer della vita
ed alla lucidità della ragione.
(Boccheggiano 14/01/2006 21.42)
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